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Che fine hanno fatto i soldi della TOSAP? PDF  | Stampa |  E-mail
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Domenica 28 Febbraio 2010
money_smallUna delibera di giunta del 23 gennaio 2010, la n.00073 fornisce un utile spunto per affrontare un argomento abbastanza scottante, quello che vede l’incapacità degli enti locali di organizzarsi in maniera autonoma per la riscossione dei tributi.

Andiamo con ordine. Innanzitutto: cosa è questa TOSAP di cui vogliamo parlare?

E’ la Tassa Occupazione Spazi e Aree Pubbliche. In poche parole, ogni cittadino che occupa un seppur minimo spazio pubblico (con una bancarella, per esempio, o con un palco per degli spettacoli all’aperto, o con un cartellone pubblicitario) deve pagare questa tassa, in proporzione allo spazio e alla natura della occupazione.
Cosa giusta. A riscuotere questi tributi però, non provvede il Comune di Bari in proprio, ma incarica un intermediario, che si occupa di riscuotere direttamente dai cittadini, agendo per via giudiziale verso i morosi.
L’intermediario incassa i tributi, e periodicamente li versa, o meglio, li dovrebbe versare, al Comune.

La società intermediaria incaricata dal Comune di Bari era la GESTOR S.p.A. Lo è stata fino a marzo del 2008, data a partire dalla quale è subentrata (con un atto di cessione azienda), la TRIBUTI ITALIA S.p.A..
Fin qui, tutto normale. Non è più la Gestor a pagare il Comune, bensì la Tributi Italia. Ma chi è la Tributi Italia?
Secondo quanto afferma il giornalista e professore dr. Claudio Oberlechner, (Presidente dell’associazione Onlus Diritti e Partecipazione), la Tributi Italia è il frutto di alcune trasformazioni. Nata dapprima come PUBLICONSULT SPA, è divenuta poi SAN GIORGIO ed ora è TRIBUTI ITALIA SPA. Il lancio di questa societĂ  si Ă© verificato a NETTUNO (Comune sciolto per infiltrazioni mafiose) poi  ad APRILIA e poi a POMEZIA (dove nel 2001 quasi l'intero Consiglio Comunale è stato arrestato). Sembrerebbe infatti, anche a giudicare dal testo del decreto di scioglimento del Consiglio Comunale di Nettuno (pubblicato in Gazzetta Ufficiale 289 del 13/12/2005) che i tre Comuni citati, ora sull'orlo del dissesto, abbiano dirottato le loro entrate in questa societĂ , creando societĂ  miste, tra cui la Nettuno Servizi. Una nota singolare: nel decreto di scioglimento la Nettuno Servizi (gestita dall'allora Publiconsult) viene definita una "scatola vuota", senza alcun dipendente a busta paga.
Ma torniamo a noi. La Gestor, quindi, viene assorbita dalla TRIBUTI ITALIA, la quale, non appena subentra, si fa subito conoscere: inizia a riversare in ritardo al Comune di Bari i tributi raccolti del 2008, fino a fermarsi completamente nel 2009. Il credito vantato dal Comune: oltre 2 milioni di euro.
Il Comune di Bari nel luglio del 2009, con azione tardiva, tenta di recuperare i soldi (il 5 maggio era già stato arrestato Giuseppe Saggese, consulente e fratello del presidente di Tributi Italia, per peculato ai danni del Comune di Bologna). Inoltre affida l’incarico di riscossione ad altro ente e infine chiede a Tributi Italia la riconsegna dei documenti dei contribuenti baresi. Tributi Italia non paga, non restituisce i documenti e il Comune li denuncia alla Procura della Repubblica. Dei soldi così neanche l’ombra…
Attenzione, però. La Tributi Italia era ben conosciuta per la sua fama da molto tempo. Basta cercare un po’ nel web per scoprire che il suo bilancio al 30 giugno 2008 riporta dei dati ad alto livello di pericolosità: risulta infatti un elevato indebitamento, ma soprattutto, come afferma sempre Oberlechner “i debiti che lasciano decisamente perplessi sono quelli tributari (… oltre 14 milioni di euro) che teoricamente non dovrebbero esserci, stante la funzione della concessionaria mirata al recupero dell’evasione (predica bene e razzola male!)”.
Cioè Tributi Italia riscuoteva le tasse (la Tosap per esempio) dai cittadini, ma non pagava le proprie. Prosegue Oberlechner: “Leggendo i bilanci della San Giorgio….Ă© passata da un volume d'affari di 10 miliardi di lire nel 1999 ad un volume d'affari di circa 440 miliardi di lire nel 2007: un volume d'affari farlocco”, perchĂ© ottenuto sommando tutti i tributi incassati, e non esclusivamente i soldi che spettavano a Tributi Italia (come piĂą volte sancito dal  Consiglio di Stato). L'Albo Unico dei concessionari alla riscossione – aggiunge  Oberlechner - “dovrĂ  spiegare se i suoi addetti leggono i bilanci delle iscritte o si limitano semplicemente a fare da passacarte, non svolgendo alcuna forma di controllo”.
Insomma, chi doveva controllare non l’ha fatto. Perchè?
Bisognerà aspettare infatti il 14 dicembre 2009, perché la Commissione del Tesoro ordini la cancellazione di Tributi Italia dall’Albo dei soggetti abilitati alla riscossione, cancellazione riconfermata in via definitiva il 27 gennaio di quest’anno.
Un terremoto: ben 128 dei 139 Comuni (tra cui Bari, Bologna, Sassari, Brindisi, Caserta) per conto dei quali Tributi Italia riscuote le imposte, avevano denunciato di non avere mai incassato quanto di loro competenza. Si stima che Tributi Italia debba a questi Comuni circa 90 milioni di euro. Con tutti questi debiti e considerato che Tributi Italia non ha piĂą la licenza di operare, quali sono le speranze per la comunitĂ  barese di riavere i propri soldi? Nelle tasche di chi sono finiti realmente?
“La riscossione tributi in Italia non funziona ed il costo dell’inefficienza dei concessionari non può essere scaricata sui contribuenti”. Questa la denuncia fatta da Vittorio Carlomagno, presidente di Contribuenti.it – Associazione Contribuenti Italiani.
Ora a Bari chi ha in concessione il servizio di gestione dei tributi? Altri furbetti del quartiere?

L’affidamento dei servizi di riscossione all’esterno è un male necessario?

Il dibattito è aperto.

Gianpaolo Chiarella

 

 

Commenti  

 
+3 # Carlo Paolini 2010-02-28 19:16
E' il Comune che deve provvedere direttamente all'incasso dei tributi: le esternalizzazio ni raddoppiano i costi e anche, come nel caso denunciato, la profilerazione dei furbetti. Spero si possa aprire in Consiglio comunale un dibattito serio e soprattutto libero da interessi di parte.
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+1 # Carlo Paolini 2010-02-28 19:19
proliferazione e non profilerazione : errata corrige. Grazie
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0 # Giulio 2010-02-28 21:06
Come diceva Totò: e io pago!
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0 # fra 2010-02-28 23:59
Chiarissimo questo articolo...e triste, molto triste.
Ci state dicendo che i soldi degli onesti cittadini che pagano la tosap, sono finiti dritti dritti nelle tasche dei ladri senza neanche che questi ultimi facessero il minimo sforzo per rubare. Non va bene così: i Comuni non possono esternalizzare un tale servizio. Vorremmo una risposta chiara circa i motivi per cui è più conveniente il cittadino che i Comuni demandino la riscossione di questo tributo.
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+1 # Dino Pierri 2010-03-03 10:00
la tristezza sta nel fatto che eleggiamo il primo cittadino ed egli la giunta comunale, perchè possano AMMINISTRARE E GESTIRE la cosa pubblica. se al contrario demandono ad altri la gestione, i conti non tornano. che gestisce ed amministra si prende gli allori e le forche. mi dispiace ma la responsabilità è loro. ed io hho il diritto di prendermela con chi ho riconosciuto degno di rappresentare la città. a poco servono discorsi sullo scarico di responsabilità. loro sono i gestori e loro devono gestire!!!
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