| Libertà dalla paura, un quartiere in ostaggio | | Stampa | |
| Lunedì 22 Marzo 2010 |
In silenzio, spesso. Ad alta voce, quasi mai. C’è. Esiste. E resiste. E’ la città che denuncia le estorsioni e non si piega alla piaga. Del pizzo e della criminalità. Succede in via Netti, quartiere Libertà, schiavo della malavita e delle intimidazioni. Succede alla Taverna Vecchia del Maltese, storico pub di Bari, da sempre ritrovo di gente che vuol suonare per divertimento, prima che per profitto, che vuol bersi una birra doppio malto ascoltando in sottofondo Fossati o De Andrè, prima che ubriacarsi…. Che vuol ritrovarsi, prima che trovarsi. Succede che Dario Di Stefano, il gestore, abbia dovuto subire l’ennesima prepotenza di un manipolo di balordi che domenica 14 marzo hanno bussato alla porta e – abbondantemente esagitati – si sono lasciati andare a comportamenti poco civili, disturbando i presenti e sollecitando quindi l’intervento della Polizia, prontamente avvertita. Risultato: urla, spintoni, panico e un pregiudicato, con precedenti per rissa, finito in arresto. Sarebbe un episodio isolato. Se non fosse che ne sono già accaduti altri. “Non è la prima volta e di sicuro non sarà l'ultima - dice Dario in una nota pubblicata sul suo profilo Facebook - perché la Taverna è incastrata in quello che è diventato il quartiere più difficile di Bari”. E’ naturale che lo sconforto subentri al coraggio quando attorno c’è silenzio e non c’è l’ombra di una volante delle forze dell’ordine, se non in casi di pericolo, come quest’ultimo appena accaduto. Così, ad un ragazzo di 27 anni hanno messo paura: un modo, il più meschino, per convincerlo a restare chiuso in casa quando arriva la sera. La casa di Dario non è solo quella in cui vive, ma è anche e soprattutto la “sua” Taverna Vecchia, coi muri rossi e le chitarre sparse qua e là. La sera ha la forma di una serranda sempre più pesante da abbassare, perché “anche stasera è andata, per fortuna…” E il dubbio, il timore di veder vanificato ogni sforzo, ogni piccolo tentativo di restituire Giustizia, corre lesto nella mente. “Mi chiedo se servirà a qualcosa, se serve a qualcosa la nostra lotta. Se fossi credente almeno potrei sperare in un riconoscimento celeste postumo, ma so già che non ci sarà…” afferma Dario. Infine l’appello, accorato, e la speranza di trovare almeno nella forza dei ragazzi come lui quella spada che, se impugnata da cinquanta, cento persone, potrà far sentire la propria forza. “Non lasciateci soli, cullandovi della nostra presenza e tenacia, fateci sentire il vostro sostegno”. Francesco Corallo |

In silenzio, spesso. Ad alta voce, quasi mai. C’è. Esiste. E resiste.
Commenti
E pensare che il sindaco era un magistrato (era, appunto!!!).
Basterebbe poco per far sentire la propria voce, a volte.
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